Acquacoltura

Mangiare è una necessità, mangiare intelligentemente è un’arte.
François de La Rochefoucauld

Fin dal’antichità l’uomo si è nutrito di pesce: per millenni le popolazioni insulari e costiere hanno seguito un’alimentazione a base di pesce. Quella dell’acquacoltura è quindi una storia antica.
Le sue origini risalgono probabilmente ad oltre 5.000 anni fa: testimonianze della sua pratica sono presenti nella storia dell’antico Egitto, della Cina imperiale, di Roma. In un bassorilievo della tomba di Aktihetep in Egitto, risalente al 2.500 a.C., è chiaramente riconoscibile un uomo che raccoglie tilapie (pesci d’acqua dolce) da uno stagno. Allo stesso periodo risalgono le origini della carpicoltura in Cina. Fenici, Etruschi e Romani si dedicarono alle attività piscicole nelle aree costiere, probabilmente basandosi sulle pratiche egizie.
In Italia, durante l’epoca romana, nei laghi costieri, nelle lagune o in apposite pescherie alimentate con acqua marina, erano allevati molluschi, soprattutto ostriche, spigole e orate, considerate molto pregiate, e per le quali abbondavano citazioni nei ricettari del tempo, come ad esempio nel “De re coquinaria” di Apicio del I secolo d.C.

Oggi l’acquacoltura identifica l’insieme di attività umane, distinte dalla pesca, finalizzate all’allevamento di pesci, molluschi, crostacei e alghe.

L’acquacoltura è una delle risposte che conciliano la domanda di pesce lcon e esigenze ambientali, in una reale dimensione di consumo sostenibile. Si tratta infatti di un’attività in grado di soddisfare la crescente domanda di prodotti acquatici pregiati (pesci, molluschi e crostacei), sicuri e controllati a costi contenuti e nel rispetto dell’ambiente.

I prodotti di acquacoltura provengono da differenti tipologie di allevamento, intensivo, estensivo e semiestensivo.
Allevamento intensivo: i pesci vengono allevati in vasche d’acqua dolce, salata o salmastra e vengono alimentati con diete artificiali formulate per essere adatte alle singole specie allevate.
Maricoltura, cioè allevamento intensivo in mare aperto: i pesci vengono allevati in grosse gabbie galleggianti o sommerse e sono alimentati con diete artificiali.
Allevamento estensivo: il pesce viene seminato allo stadio giovanile in lagune o stagni costieri e cresce con alimentazione naturale, sfruttando cioè le risorse fornite dall’ambiente (nel caso di quello semiestensivo prevede che l’alimentazione naturale venga integrata con diete artificiali).
Un comparto importante, dell’acquacoltura è la molluschicoltura con cui vengono allevate vongole, cozze, ostriche.

Da fonte API, Associazione Piscicoltori Italiani, In Italia, nel 2009, gli ALLEVAMENTI erano circa 800, gli ADDETTI compreso l’indotto circa 15.000 e il valore della produzione è stato pari a 350 milioni di €.

Tra le specie cosiddette “innovative”, per le quali è ancora necessario uno sforzo di sperimentazione per definire le migliori tecnologie produttive, le più significative sono:
- la ricciola (Seriosa dumerili);
- il tonno rosso (Thunnus thynnus);
- la sogliola (Solea solea);
- la cernia (Epinephelus marginatus, Epinephelus aeneus).

Fra i diversi aspetti con cui si caratterizza la qualità in acquacoltura, il benessere dei
pesci in allevamento sta attualmente ponendosi sempre più all’attenzione dell’opinione
pubblica, non solo per questione etiche, ma anche per ragioni economiche e di mercato. Infatti, animali in buona salute hanno una maggiore efficienza di conversione del cibo, minore mortalità, tassi di crescita ottimali e, infine, una migliore qualità delle carni: recentemente nel nostro Paese alcuni allevamenti hanno avviato produzioni bio.
La realtà del mercato per le specie di acquacoltura nazionali devono confrontarsi con importazioni incontrollate di prodotti ittici, in particolare provenienti dall’Estremo Oriente, ma non solo, immesse sul mercato nazionale a prezzi inferiori ai costi di produzione.

La Sicilia ha conosciuto in questi ultimi anni un intenso e continuo sviluppo delle pratiche d’acquacoltura di specie marine come spigola ed orata, ma anche sarago pizzuto (Diplodus puntazzo), dentice, (Dentex dentex), ricciola (Seriola dumerili) e recentemente pure tonno rosso (Thunnus thynnus). Attualmente l’Isola rappresenta un polo di sviluppo all’interno del panorama nazionale e mediterraneo, per numero di impianti e per capacità produttiva. Secondo i dati del Rapporto Annuale sulla Pesca e sull’Acquacoltura in Sicilia 2009, a partire dal 2006 si è registrato un aumento del numero di impianti intensivi a mare, la riduzione degli impianti intensivi a terra ed un aumento dei semi-intensivi in salina, con un significativo aumento della produzione soprattutto delle specie tradizionali (spigola ed orata). In provincia di Siracusa, a Pachino, si trova il più grande impianto italiano di allevamento di spigole e orate destinate ai mercati nazionali, principalmente tramite il canale della grande distribuzione. Di particolare interesse è anche la produzione di avannotti (cioè i piccoli nati dei pesci, dal momento in cui assumono le sembianze dell’adulto); i due principali impianti sono a Pachino e a Lampedusa, con avannotti di orata e spigola, destinati sia all’ingrasso che alla vendita in Italia e in numerosi paesi esteri, del Mediterraneo e dell’Adriatico.

Allo stato attuale la maricoltura è la tipologia di allevamento intensivo che si sta diffondendo con grande velocità in tutto il bacino del Mediterraneo e rappresenta un connubio ideale tra tecnologia avanzata e acquacoltura responsabile e sostenibile
I moderni allevamenti ittici mirano nel rispetto dell’ambiente alla realizzazione di prodotti di elevata qualità, sicurezza d’uso e con caratteristiche nutrizionali quanto più possibile simili ai pesci selvatici.
Le caratteristiche organolettiche e la composizione chimica del pesce allevato possono dipendere da molti fattori: genetici, tipo e modalità di somministrazione del cibo, composizioni dietetiche dei mangimi, densità di allevamento e fattori ambientali come temperatura, ossigeno ecc.

Per quanto riguarda il valore nutrizionale, il pesce di acquacoltura apporta proteine nella stessa quantità e della stessa elevata qualità del pesce di cattura. Può accadere che nei prodotti da allevamento intensivo, accresciuti quindi con diete artificiali, la quantità di grasso sia superiore rispetto alla stessa specie non allevata. Questi grassi hanno comunque una qualità generalmente vicina a quella del pescato, perché ricchi di composti polinsaturi tra cui gli omega 3 utili per il buon funzionamento del sistema cardio-circolatorio. Per avere una qualità ottimale dal prodotto allevato è importante verificare: la qualità delle acque, la qualità dei mangimi, l’igienicità dell’ambiente di allevamento, la somministrazione moderata ed oculata di medicamenti e antibiotici, soprattutto per il pesce che proviene da alcune zone estere di allevamento.

Come per il pescato, anche il pesce di allevamento deve dare precise garanzie:
la freschezza, la sicurezza, la tracciabilità.

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